Comunità di pratica

Da Stoa' Wiki.

Jump to: navigation, search

Indice

Definizione

Una Comunità di Pratica può essere definita come un gruppo di persone che, per un tempo sufficientemente lungo, hanno affrontato ed appreso da una serie problemi comuni sino a costituire, come entità sociale, parte della competenza dell'organizzazione. (Wenger, 1998).

Le Comunità di Pratica sono quindi gruppi che condividono uno o più problemi ed imparano a superarli e a migliorare mediante un'interazione regolare. Importante è sottolineare che l'apprendimento può configurarsi sia come il motivo per il quale la Comunità ha origine, sia come il risultato delle interazioni tra i soggetti. Le Comunità di Pratica si basano sul presupposto teorico che l'informazione ha valore solo se accessibile e pertanto va incentivata la creazione di un patrimonio comune di conoscenze e pratiche di lavoro.

Attraverso la Comunità di Pratica, i membri che ne fanno parte, mobilitano una grande quantità di risorse, che hanno l'effetto di favorire la complessiva crescita professionale della comunità nel suo complesso e soprattutto delle sue componenti meno esperte. Ogni membro, utilizzando quanto gli altri mettono a disposizione, può elaborare propri percorsi di ricerca, innescando processi di “autoapprendimento”; può altresì richiedere l'aiuto degli altri soggetti della comunità, al fine di raggiungere gli obiettivi predefiniti.

In una CDP si identifica la presenza contestuale di tre caratteristiche principali:

  • Il campo o il dominio. Una Comunità di Pratica non é solo una rete di interazioni, ma dà luogo ad un'identità basata su un campo comune di interesse e che rimanda ad una competenza omogenea.
  • La comunità. I soggetti interagiscono e si interfacciano nelle attività e nelle discussioni, producendo informazioni e risolvendo problemi.
  • La pratica. Gli attori di una Comunità di Pratica operano come dei professionisti, sviluppano un repertorio comune di risorse ed esperienze e tale processo richiede tempo e scambio continuo, anche se non sempre consapevole.

La Comunità di Pratica mantiene sistemi di riferimento cognitivi e semantici riconducibili al processo che Wenger chiama Pratica, secondo questa prospettiva, il senso non corrisponde ad una realtà autoreferenziale, ma è il frutto di una produzione congiunta dei partecipanti, che lo plasmano e ne sono a loro volta influenzati e la negoziabilità del senso é la condizione prima per la sua costante rinnovabilità. Un fattore che identifica la pratica è il concetto di comunità, che si estrinseca attraverso le seguenti determinanti:

  • L'iniziativa comune, che consiste nella creazione di un'immagine condivisa dei problemi e delle alternative percorribili, delle priorità negoziate e condivise fra i membri e presupposto per una comune consapevolezza di ciò che si sta facendo.
  • Impegno alla reciprocità, intesa come il senso con cui i menbri interagiscono e condividono l'esperienza di ciascuno, al fine di alimentare l'apprendimento collettivo e la fiducia.
  • Repertorio condiviso, che rappresenta il paniere di conoscenze, strumenti e routines, che veicolano il sapere e custodiscono la memoria collettiva della comunità.

L'apprendimento in una Comunità di Pratica é inteso da Wenger come una costante rinegoziazione delle pratiche in funzione della complessità esterna e del tournover dei membri.

Le turbolenze sistemiche generate da questi fattori producono nuova conoscenza che viene diffusa all'interno della Comunità, una volta ricondotta agli “standard” cognitivi e valoriali adottati dalla comunità stessa.

La plasticità cognitiva della comunità quindi, una volta metabolizzata la turbolenza attraverso la riconduzione di standards di appropriatezza genera nuova conoscenza frutto di una negoziazione, che conduc ad una tensione continua all'innovazione.

Il sapere di una comunità viene così costantemente arricchito dall'esperienza che i suoi membri accumulano nei diversi contesti di riferimento; la Comunità quindi acquista identità mediante un circuito di apprendimento fondato su schemi di multiappartenenza.

Appare chiaro come il dominio della conoscenza non possa essere gestito attraverso le sole rappresentazione di struttura e di processo, che soddisfacevano le esigenze di formalizzazioni delle informazioni. Risulta molto più utile rivolgersi ad un altro dominio: quello della Comunità di Pratica, in modo che i soggetti riportino nell'intera organizzazione le strutture rappresentazionali (della comunità), ampliandone il dominio di riferimento.

L'importanza e la centralità del senso e del ruolo della Comunità di pratica, sia della conoscenza che del valore, obbliga lo stesso circuito della formazione a riposizionarsi strategicamente mirando alla costruzione di una rete di competenze, così da mettere il più possibile in pool le competenze specializzate disponibili e da incentivarne l'ulteriore sviluppo.

In sintesi, si può affermare che la presenza della Comunità di Pratica, trasforma le potenzialità della rete, da mero veicolo di dati codificati ,alla multidimensionalità, che ha come effetto principale la valorizzazione dei diversi contesti intra e inter-aziendali.

La comunità di pratica si distingue dalla Comunità di scopo perché quest'ultima è caratterizzata dalla transitorietà degli obiettivi perseguiti.

Principi di base della metodologia

1. Le Comunità di Pratica si connotano per il carattere spontaneo, possono tuttavia essere agevolate, nella loro realizzazione, da interventi che promuovano e articolino la comunicazione, la documentazione, la negoziazione e l'apprendimento reciproco.

2. Il formatore svolge un ruolo marginale nelle Comunità di Pratica, poiché la fonte primaria di apprendimento é connaturata alla creazione della Comunità stessa. Nella fase di start up della Comunità il formatore può guidarla attraverso un'attività di coaching e/o di e-tutor.

3. Particolarmente funzionale allo scopo di permettere che la Comunità si configuri per l'utilità che le si riconosce, é l'implementazione di strumenti che mettano a sistema i diversi punti di vista su problemi specifici: focus group e l'incentivazione di occasioni per il confronto informale.

4. La difficoltà nel riunire fisicamente la Comunità di riferimento, può essere superata con l'impiego intensivo di tecnologie della informazione-comunicazione, quali data base, data warehousing, intranet, ovvero strumenti avanzati di social software e video conference.


I riferimenti teorici

Le prime teorizzazioni e i primi esperimenti circa le Comunità di Pratica risalgono agli anni '90. Secondo il modello culturale che ne sta all'origine, ognuno costruisce il proprio sapere a partire dalla propria esperienza e guidato dagli interessi pratici e conoscitivi, al fine di avere un rapporto più proficuo con la mutevolezza del reale. Da una prospettiva pedagogica, il concetto di Comunità di Pratica affonda le proprie radici nel messaggio costruttivista. Secondo la teoria del costruttivismo, l'apprendimento é il risultato di un'attitudine intenzionale alla costruzione del significato a partire da dati informativi ed esperienziali. L'apprendimento ha natura strategica, quindi deriva dalla capacità del soggetto di autoregolare la propria condotta conoscitiva sulla base di motivazioni ed interessi personali. Inoltre si sostiene che l'apprendimento sia fortemente influenzato da fattori legati al contesto ambientale, appaiono quindi fondamentali la cultura, la tecnologia, le prassi didattiche, le influenze del gruppo e i fattori motivazionali ed emotivi]


Obiettivi-Utilità

  • La condivisione del sapere finalizzato attorno a problemi di interesse trasversale.
  • Innovazione costante in contesti ambientali dinamici e con ciclo di vita dell'output ridotto.
  • Visione chiara della value chain nel suo complesso (la creazione di valore é conosciuta in tutte le sue fasi, da tutti i player che vi contribuiscono)
  • Soddisfare esigenze di costante mutuo adattamento, senza che si innalzino le soglie di conflitto tra le diverse professionalità.


Competenze

  • Principi, metodi, strumenti e tecniche per la comunicazione
  • problem solving-decision making
  • la negoziazione
  • il monitoraggio
  • la qualità
  • la delega
  • la gestione delle informazioni
  • il pensiero creativo
  • la determinazione degli obiettivi
  • la risoluzione del conflitto.


Esempi

In aziende a forte vocazione tecnologica, come la Xerox Corporation, si rilevò che la velocità di utilizzo di nuove tecnologie, fosse resa possibile dall'esistenza di relazioni informali di gruppo, le quali consentivano lo scambio di idee e impressioni, così da permettere l'implementazione e l'assimilazione di nuove tecnologie.

Aziende americane come la Chemco (settore chimico) e la Iexco (settore tessile), tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio, sono riuscite a raggiungere un considerevole vantaggio competitivo con le rispettive concorrenti, attribuibile alla capacità di innovare costantemente, data dall'aver impostato un network di creazione del sapere, fondato sull'idea di Comunità di Pratica


Destinatari

Tutti i ruoli e livelli aziendali, purché si focalizzino sul medesimo ordine di problemi.


Punti di forza

  • Consente di rendere flessibile e personalizzata l'offerta formativa
  • Non porta ad un rilevante aumento dei costi
  • Permette la condivisione e la trasmissione della conoscenza tacita, propria di ogni “professione” all'interno dell'azienda
  • Si integra perfettamente anche con altri strumenti di formazione
  • Possibilità di dar vita a più di una Comunità nella stessa azienda, a seconda del focus e dei problemi


Punti di debolezza

Senza una adeguata preparazione sui cambiamenti dati dalla Comunità di Pratica, essa può portare a maggiori conflitti, invece che ridurne la portata.


Bibliografia

  • Wenger, E. 1998. Community of Practice: The Social Fabric of Learning.
  • Tomassini, M. 2003. Comunità di Pratica e Reti Professionali.
  • Dougherty, D. (1992) Interpretive Barriers to Successful Product Innovation in Large Firms
  • Dougherty, D. (2001) Reimagining The Differentiation And Integration Of Work For Sustained Product Innovation
Personal tools